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What to Look Out for nel 2026: i principali rischi ITSM del prossimo anno

8 Gennaio, 2026

Nel mondo dell’ITSM, il cambiamento non è una possibilità: è un obbligo e una certezza. Tecnologie che evolvono rapidamente, modelli operativi che si trasformano e aspettative sempre più alte da parte degli stakeholder: il 2026 si preannuncia come un anno in cui l’accelerazione digitale raggiungerà nuovi picchi.

Nuovi picchi significa nuove opportunità. Ma dietro ogni opportunità ci sono rischi che si fanno via via più complessi e sfaccettati e che vanno tenuti sotto controllo con la massima attenzione.

È proprio questa coesistenza tra potenzialità e minacce che rende l’analisi degli ITSM risks 2026 un passaggio imprescindibile per chi vuole rimanere competitivo.

In questo articolo, non ci proponiamo di offrire un elenco esaustivo di tutti i possibili pericoli. Sarebbe impossibile e, forse, nemmeno utile.
Ci concentriamo invece sui cinque ITSM risks 2026 principali, quelli che – a nostro avviso – meritano un’attenzione prioritaria.
Per ciascuno, analizzeremo l’impatto potenziale e forniremo spunti concreti per anticipare e gestire le criticità emergenti, trasformandole – laddove possibile – in leve strategiche.

1. Cybersecurity: una minaccia in evoluzione

Il primo e più ovvio degli ITSM risks 2026 è legato alla cybersecurity.
Non si tratta solo della quantità crescente di attacchi, ma soprattutto della loro sofisticazione. Il confine tra gestione dei servizi IT e gestione della sicurezza è sempre più sottile: di certo un versante non può esistere senza l’altro.

Per dirla in altro modo: non basta più una semplice collaborazione tra team IT e team security: occorre una convergenza vera e propria, che parta da una visione strategica condivisa e arrivi fino all’orchestrazione operativa quotidiana. Adottare framework consolidati come NIST e ISO/IEC 27001 rappresenta un punto di partenza essenziale, ma non sufficiente.

È cruciale dotarsi di strumenti capaci di rilevare, analizzare e rispondere alle minacce in tempo reale, come EV Observe, che consente un monitoraggio continuo delle vulnerabilità in ambienti complessi e dinamici, l’individuazione dei rischi e un’azione tempestiva.

L’obiettivo finale, infatti, non è soltanto reagire più velocemente agli incidenti, ma anticiparli, riconoscendo segnali deboli e pattern anomali che possono precedere una violazione. Solo con questo approccio proattivo la cybersecurity diventa realmente parte integrante dell’ITSM moderno.

2. Automazione e AI: quando il rischio è la malconfigurazione

L’AI è una leva decisiva per il futuro dell’ITSM; ce ne siamo accorti tutti, e non da ieri. La sua adozione si sta rapidamente estendendo a tutti i livelli dell’infrastruttura IT e questo trend non farà altro che allargarsi ulteriormente nell’immediato futuro. Dalla gestione dei ticket alla predizione degli incidenti, fino all’automazione intelligente dei workflow, le applicazioni sono molteplici e si fanno ogni giorno più sofisticate.

Ma attenzione: l’entusiasmo per l’AI non deve far perdere di vista i rischi concreti legati a una sua implementazione frettolosa o priva di un’adeguata supervisione. Ecco perché tra gli ITSM risks 2026 più scivolosi ci sono i casi di AI mal configurata. Non si tratta “solo” di inefficienze; le conseguenze possono essere anche molto più gravi. Algoritmi che prendono decisioni errate, automatismi che bloccano processi critici, sistemi che agiscono in modo imprevedibile: non è un futuro distopico, ma una possibilità concreta in assenza di governance, monitoraggio e revisioni regolari.

L’adozione dell’intelligenza artificiale nell’ITSM deve quindi essere accompagnata da una visione strategica, da policy trasparenti, da un ciclo continuo di apprendimento e miglioramento dei modelli, da una formazione continua dei team.

Solo così sarà possibile sfruttare appieno il potenziale dell’AI, mantenendo allo stesso tempo il controllo su processi sempre più automatizzati e complessi.
Insomma, resta comunque (e a maggior ragione) una questione di persone e di formazione: un versante su cui torneremo nel punto conclusivo di questo elenco.

3. CMDB: le lacune nascoste che generano caos

Un CMDB (Configuration Management Database) è un database centralizzato che raccoglie e organizza tutte le informazioni relative agli asset IT e alle relazioni tra di essi. Si tratta dunque di uno strumento fondamentale per comprendere, gestire e controllare l’infrastruttura IT aziendale.
Grazie alla CMDB, è possibile supportare in modo più efficace il change management, il problem management e altre aree chiave dell’ITSM, migliorando la visibilità, la coerenza e la qualità dei servizi erogati.

Ed ecco, dietro le enormi opportunità, il versante pericoloso. Un CMBD incompleto o non aggiornato è come una mappa stradale sbagliata: ti fa perdere tempo, risorse e aumenta la possibilità di errori durante tutta una serie di processi molto delicati.

Nel futuro prossimo l’aumentare della complessità degli ambienti IT – tra cloud, edge e hybrid – renderà ancora più critico il ruolo della CMDB.
I rischi?
Incidenti più difficili da diagnosticare, processi rallentati, perdita di visibilità.

La soluzione?
Dotarsi di strumenti ITSM in costante aggiornamento, capaci di rilevare automaticamente i cambiamenti negli asset e nel contesto, integrando il tutto in una visione olistica.

4. Fragilità nei processi di escalation e gestione degli incidenti complessi

Continuiamo la nostra carrellata tra gli ITSM risks 2026 con un punto più specifico, almeno all’apparenza.

In un ecosistema IT sempre più distribuito e multicanale, la gestione efficace degli incidenti non si limita più alla semplice apertura di un ticket. Quando un problema coinvolge più sistemi, più team o più fornitori esterni, l’escalation tempestiva e la corretta attribuzione delle responsabilità diventano una vera e propria sfida.

Già oggi, l’incapacità di gestire correttamente questi processi complessi rappresenterà un rischio critico per molte organizzazioni. I ritardi nell’identificazione della causa, i silos informativi e le escalation inefficaci possono portare a lunghi downtime e a danni ulteriori.

L’incapacità di gestire con efficienza e rapidità gli incidenti non è solo uno “svantaggio tecnico”, ma un fattore strategico che impatta direttamente su molteplici dimensioni aziendali. Dalla reputazione presso i clienti alla fiducia degli stakeholder, dalla soddisfazione dei dipendenti alla continuità operativa, ogni aspetto dell’impresa dipende – più di quanto spesso si ammetta – dalla qualità della risposta IT nei momenti critici.

È fondamentale, quindi, rafforzare i meccanismi di collaborazione tra i team, dotarsi di strumenti che supportino la visibilità end-to-end degli incidenti – anche attraverso l’uso di dashboard condivise e workflow automatizzati – e definire policy chiare su ruoli e responsabilità.

In questo contesto, soluzioni integrate per l’Incident Management come quelle di EasyVista possono fare la differenza, assicurando un coordinamento efficace anche nei contesti più complessi.

5. Skill Gap: la nuova emergenza

Secondo il report EasyVista “The State of SMB ITSM 2026”, uno dei limiti principali per le PMI è rappresentato dalla carenza di competenze nei team IT. Non si tratta solo di hard skill tecniche, ma anche di capacità di gestione, pensiero critico, comunicazione e adattabilità.

Finora abbiamo parlato soprattutto di rischi tecnologici: AI mal configurata, CMDB incomplete, incidenti, pericoli di cybersecurity. Ma al centro di ogni architettura IT – anche la più sofisticata – ci sono sempre le persone: questo non va dimenticato. Oggi il capitale umano resta il vero asset critico di ogni organizzazione IT. E lo stesso varrà per domani.

L’adozione massiva di tecnologie AI-driven e la crescente complessità degli ambienti multicloud renderanno indispensabile un continuo aggiornamento delle competenze. Ma attenzione: non basta formare dei tecnici più esperti. Occorre costruire team trasversali ed elastici, capaci di collaborare, adattarsi ai cambiamenti, condividere conoscenza e gestire la complessità con lucidità.

Il rischio legato allo skill gap non è solo quantitativo – cioè la mancanza di profili – ma qualitativo.

Dunque, come affrontare tutto questo?
Investendo nella formazione continua, nella cultura organizzativa e nella valorizzazione del know-how dei diversi team. Il tutto migliorando la trasparenza e la comunicazione all’interno della company.

Attenzione, è un punto chiave per aziende di qualsiasi dimensioni e comparto!

Conclusioni

Riconoscere e affrontare gli ITSM risks 2026 non significa solo mitigarli: significa prepararsi, adattarsi in modo strategico e trasformarli in opportunità di evoluzione.

Cybersecurity, supervisione dell’AI e dell’automazione, gestione accurata degli asset tramite CMDB, sviluppo delle competenze interne e capacità di rispondere rapidamente agli incidenti complessi: questi sono i nodi principali da tenere sotto controllo.
Ma il vero passaggio va ancora oltre: è quello da un approccio reattivo a uno proattivo.

FAQ

Quali sono i principali ITSM risks per il 2026?
Cybersecurity avanzata, automazione mal gestita, lacune nella CMDB, fragilità nella gestione delle escalation, skill gap del personale.

Perché è importante monitorare l’uso dell’AI nelle organizzazioni?
Per evitare rischi di sicurezza, perdita di dati o decisioni errate generate da modelli non validati o non autorizzati. L’AI è il futuro (ed è già il presente): ma bisogna imparare a gestirla sulla base delle proprie esigenze.

Come affrontare la carenza di competenze nel team IT?
Investendo costantemente nella formazione, nello sviluppo di soft skill e nella creazione di un ambiente di apprendimento continuo.

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