I costi di consumo del cloud e delle applicazioni di intelligenza artificiale rappresentano una delle principali preoccupazioni per i vertici di un’organizzazione. FinOps, che gestisce il costo e il valore della spesa tecnologica, compare con frequenza crescente nelle conversazioni che riguardano l’ITSM. Questa convergenza – l’avvicinamento tra chi gestisce i costi tecnologici e chi gestisce i servizi IT – resta però poco esplorata dal punto di vista del service management.
La maggior parte delle organizzazioni tratta il controllo dei costi come un esercizio finanziario separato, condotto su estratti conto e mediante fogli di calcolo. Eppure, i dati che permetterebbero di collegare la spesa ai servizi aziendali e ai loro responsabili esistono già nei sistemi di service management.
In questo articolo spieghiamo come CMDB, inventario degli asset, catalogo dei servizi, registri di richieste e modifiche possono diventare il fondamento di una governance dei costi credibile. E dimostriamo perché la collaborazione tra FinOps e ITSM convenga in entrambi gli ambiti.
Perché FinOps e ITSM stanno convergendo
Le FinOps sono nate come pratica di gestione dei costi del cloud pubblico, ma il loro perimetro di azione si è allargato rapidamente. Secondo l’analisi di ITSM.tools dedicata al rapporto State of FinOps 2026 della FinOps Foundation, il 98% delle organizzazioni intervistate gestisce ormai la spesa per l’intelligenza artificiale, contro il 31% di soli due anni prima, mentre il 90% gestisce o prevede di gestire entro l’anno la spesa SaaS. Sempre più imprese presidiano inoltre licenze, cloud privato e data center.
Per chi si occupa di service management, il punto più rilevante del rapporto è però un altro: l’ITSM viene indicato esplicitamente tra le gli ambiti operativi con cui i team FinOps collaborano, accanto alla gestione finanziaria dell’IT e all’asset management. La collaborazione si sta orientando, tra l’altro, verso l’automazione e l’attuazione delle correzioni.
FinOps e ITSM si stanno avvicinando perché affrontano lo stesso problema da angolazioni differenti: la prima quantifica la spesa, la seconda possiede i processi e i dati di contesto. FinOps ha bisogno di processi operativi per intervenire, ITSM raramente collega processi e dati alla dimensione economica.
Il problema: spesa in crescita, attribuzione poco chiara
La spesa per cloud e AI cresce in valore assoluto, ma nella maggior parte delle organizzazioni nessuno sa dire con precisione quale servizio, quale progetto o quale unità organizzativa abbia generato ciascuna voce di costo. L’attribuzione dei consumi resta approssimativa, ancora più debole è il collegamento tra la spesa sostenuta e il valore prodotto dai servizi a cui quella spesa è destinata.
Il rapporto State of FinOps 2026 segnala una dinamica che rende il problema particolarmente urgente: molte organizzazioni chiedono ai propri team di finanziare gli investimenti in AI attraverso i risparmi ottenuti grazie all’ottimizzazione della loro spesa, proprio mentre le occasioni di risparmio più consistenti si stanno esaurendo. Alla domanda se gli investimenti in AI stiano generando valore, osserva il rapporto, quasi nessuna organizzazione è oggi in grado di rispondere.
Senza un’attribuzione affidabile dei costi ai diversi servizi e ai loro responsabili, la governance della spesa si riduce a una continua negoziazione sui budget, condotta però senza dati condivisi. Con un’attribuzione affidabile, ogni discussione può partire da una base fattuale: quale servizio genera un dato consumo, per quale importo, a beneficio di quale unità organizzativa e con quale ritorno.
I dati che l’IT possiede già
I dati necessari per attribuire i costi di cloud e intelligenza artificiale ai servizi e alle unità organizzative che li generano esistono già, e risiedono nei sistemi di service management che l’IT utilizza ogni giorno.
CMDB e inventario degli asset: collegare la spesa ai servizi
Il CMDB – la base dati che descrive le componenti dell’ambiente IT e le loro relazioni – contiene la mappa che non compare nei report di fatturazione dei fornitori cloud: per ogni risorsa tecnologica è segnalato il servizio che essa supporta, per ogni servizio viene identificato il responsabile a cui fa capo.
Collegare i dati di consumo del cloud e dell’AI alle voci del CMDB significa trasformare un elenco indistinto di costi in una distribuzione della spesa per servizio e per unità organizzativa. L’inventario degli asset aggiunge a queste informazioni i dati su licenze, contratti e scadenze, che permettono di individuare risorse pagate e non utilizzate, sovrapposizioni tra strumenti e occasioni di rinegoziazione.
Perché il collegamento tra i dati di consumo e il CMDB funzioni, la base dati deve essere aggiornata e le risorse cloud devono essere etichettate secondo regole di denominazione uniformi, stabilite a livello aziendale. Quest’ultimo è un requisito organizzativo prima ancora che tecnico, il cui rispetto può essere garantito dai processi ITSM di gestione delle modifiche: ogni nuova risorsa introdotta nell’ambiente viene registrata ed etichettata correttamente come parte del processo stesso.
Catalogo dei servizi e workflow di richiesta: governare il provisioning
Quando l’attivazione di nuove risorse cloud o di nuovi servizi AI passa attraverso il catalogo dei servizi e i relativi workflow di richiesta e approvazione, ogni consumo futuro è autorizzato, motivato da un’esigenza documentata e riconducibile a un servizio.
Il provisioning – cioè l’assegnazione delle risorse – smette di avvenire con acquisti diretti dei singoli team sulle console dei fornitori, al di fuori di un controllo centrale, e diventa un processo governato: con soglie di spesa che richiedono approvazioni aggiuntive, durate predefinite oltre le quali la risorsa viene riesaminata, e la registrazione automatica del richiedente e della motivazione di ogni attivazione.
Gli stessi workflow possono gestire il ciclo inverso, cioè la dismissione delle risorse che le analisi FinOps individuano come sottoutilizzate: la raccomandazione di risparmio diventa una richiesta di modifica tracciata, con un responsabile e una scadenza.
L’ITSM come sistema di riferimento per rendere operativo FinOps
In sostanza, ITSM può essere il sistema di riferimento che rende operative le raccomandazioni FinOps. I team FinOps eccellono nell’individuare che cosa dovrebbe cambiare (risorse da dismettere, infrastrutture da ridimensionare, regole di etichettatura da far rispettare) ma l’attuazione di questi cambiamenti richiede processi operativi strutturati, ed è esattamente questo che il service management sa fare: aprire una richiesta, assegnarla, approvarla, eseguirla, verificarla e documentarla.
Il beneficio è reciproco. I team FinOps ottengono la garanzia che le proprie raccomandazioni vengano effettivamente messe in pratica: ogni intervento individuato dalle analisi viene affidato ai processi di service management, che ne assicurano l’esecuzione, la verifica e la documentazione ed evitano che le indicazioni di risparmio restino senza seguito.
Quando il costo per servizio è visibile e aggiornato, la dimostrazione del valore e il controllo della spesa si rafforzano a vicenda: ogni conversazione sul budget diventa una conversazione sui servizi, con dati che entrambe le parti riconoscono. Il rapporto State of FinOps 2026 offre in proposito un’indicazione eloquente sul piano organizzativo: il 78% dei team FinOps riporta oggi al CTO o al CIO, e i team che dialogano con i vertici aziendali esercitano un’influenza da due a quattro volte superiore sulle decisioni di acquisto tecnologico.
La gestione dei costi come responsabilità condivisa
La convergenza riguarda la cultura organizzativa prima ancora degli strumenti. Finché il controllo della spesa cloud e AI resta confinato a una funzione finanziaria e i consumi sono osservati dall’esterno, l’attribuzione delle risorse rimarrà approssimativa e gli interventi correttivi arriveranno in ritardo. Quando invece i dati di service management alimentano l’analisi dei costi, e i processi di service management eseguono tempestivamente le correzioni, la gestione dei costi diventa una responsabilità condivisa della gestione dei servizi. Per i leader IT, il punto di partenza è immediato: un CMDB curato, un catalogo dei servizi completo, workflow di richiesta ben progettati. La governance della spesa tecnologica è fatta degli stessi dati e degli stessi processi che il service management produce ogni giorno.
FAQs
1. Che cosa sono le FinOps e perché riguardano l’ITSM?
Il termine “FinOps” si riferisce all’insieme di pratiche con cui un’organizzazione gestisce il costo e il valore della propria spesa tecnologica: nate per il cloud, si sono estese ad AI, SaaS e licenze. Riguardano ITSM poiché il service management risulta tra i principali ambiti di collaborazione, in particolare per l’attuazione operativa delle correzioni.
2. In che modo il CMDB supporta il controllo dei costi cloud e AI?
Il CMDB collega risorse, servizi e responsabili: unendo questi dati ai consumi fatturati, un spesa generica diventa una distribuzione per servizio e per unità organizzativa, su cui basare decisioni e responsabilità.
3. Come si controlla il provisioning attraverso i workflow ITSM?
Prevedendo che l’attivazione di risorse cloud e servizi AI avvenga esclusivamente tramite il catalogo dei servizi, con approvazioni obbligatorie, soglie di spesa e durate predefinite. Ogni consumo nasce così autorizzato, motivato e riconducibile a un servizio.
4. Quali benefici ottiene l’ITSM dalla collaborazione con le FinOps?
La possibilità di dimostrare il valore economico dei servizi gestiti, grazie alla visibilità sul costo per servizio, e una maggiore rilevanza presso i vertici aziendali.
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